19.400.000 secondi,
19.400.000 motivi, e forse anche più, per ringraziare dell’opportunità che abbiamo.
19.400.000 sorrisi strappati in aula,
19.400.000 scalini percorsi di fretta,
19.400.000 fogli di appunti ma solo di qualche materia,
19.400.000 penne consumate,
19.400.000 passi veloci verso l’aula seguendo la campanella.
19.400.000 secondi, minuscoli secondi, passati a scuola.
Lo abbiamo sempre detto noi, ci abbiamo sempre insistito ma forse mai creduto abbastanza: un punto di vista diverso può davvero cambiare un’intera prospettiva.
Quante volte abbiamo, senza pensarci troppo, giudicato la scuola, l’insegnamento, gli stessi docenti, i nostri compagni di classe; quante volte ci siamo lasciati sfuggire, distratti, la bellezza di un percorso che ci aiuterà a definirci, a cogliere ogni singolo e più nascosto aspetto della nostra personalità.
Sono la prima, me ne rendo conto, ad essere perennemente proiettata verso un futuro che, forse, idealizzo; e lascio che sfuggano, in maniera completamente casuale, particolari ricchi di bellezza, ai miei occhi insufficienti.
Ed ora, che siamo stati spogliati di tutto, di ogni compagnia, divertimento, quotidianità, mi rendo conto di quanto ogni singola cosa che caratterizzava le mie giornate, contribuiva in quel sistema “autoportante” che mi rendeva felice.
Ogni singola cosa, e più di tutti, la scuola.

Mi sento incompleto.
Mi sento come se non mi avessero dato quello di cui avevo più bisogno, come se proprio all’ultimo, quando pensavo di non preoccuparmene, qualcuno avesse staccato la spina.
Lo show non deve andare avanti, qua si è fermato. Quest’anno mi sa di mancate conclusioni, che sia la fine della scuola, il poterci godere l’estate, il dover cambiare la nostra vita; una sensazione di vuoto, fissata dentro come un grande “quindi?”
Quindi, che farai per chiudere quei buchi?
Quindi, che cosa ti aspetta più avanti?
Quindi, come usciremo da questa situazione?

Avete mai provato quella strana sensazione che vi lascia del vuoto dentro e che poi fate fatica a colmare? In questo periodo, avrei preferito passare gli ultimi giorni tornando tra i banchi in classe, per salutare i prof, gli amici e i compagni del quinto che se ne andranno all’università per continuare i loro studi. Un vuoto dentro che probabilmente sarà difficile colmare poiché ormai quest’anno è volato via così, come una foglia d’autunno che cade a terra staccandosi dal suo ramo, che era la sua casa fino a quel momento, per non farci più ritorno. Ovviamente il vuoto potrà essere colmato dalla spensieratezza estiva, dalle lunghe giornate, dal calore del sole, ma si dovrà fronteggiare il sentimento di amarezza per aver salutato a distanza sia i compagni sia la stessa scuola e dato anche dalla consapevolezza di non aver potuto dare il meglio di se stessi durante i mesi di stallo. Mi auguro e auguro a tutti i miei coetanei di non rassegnarsi alla convinzione mentale che passeremo un periodo problematico anche durante la pausa dallo studio poiché è necessario, quasi vitale direi, dedicarsi alle attività che più ci piacciono con tranquillità e serenità, due modi di vivere che dovremmo fortemente seguire per non sprecare tre mesi della nostra vita.

Elena, Matteo e Alice