Ciao sono Alice, avrei un universo di riflessioni che vorrei scrivere dopo le parole di Sasà e Claudio, che ho avuto l’onore di ascoltare e adesso proverò a mettermi in gioco per coloro che hanno voglia di leggerci, per spiegarvi le emozioni e le considerazioni che ne ho tratto.

Molte volte ci sentiamo più maschera che persona, altre vorremmo essere più maschera che persona, altre solo sparire perché pensiamo che nessuno ci possa dare una mano. Parlando con Salvatore Striano e Claudio Colotti mi sono accorto che molte persone hanno bisogno di “essere salvate” più da sé stesse, che dagli altri.

E questo mi ha fatto riflettere su quanto spesso ci soffermiamo a cercare quel qualcosa che ci logora, ci mangia, ci fa tremare e non ci accorgiamo che basterebbe guardarci allo specchio e poi dire: “Sei forte, cerca di capire il perché, vai a fondo, esplora.”

Magari capita di soffocare la nostra curiosità o di rimanere in bilico tra il fare e non fare una determinata cosa o affrontare una certa situazione, semplicemente perché proviamo paura. Paura e timore verso l’ignoto, l’infinito mare delle novità, semplicemente perché non abbiamo la più pallida idea di ciò che avverrà e, di conseguenza, preferiamo non uscire dal nostro porto di sicurezze, non lasciandoci andare all’esplorazione che, come ha affermato Claudio Colotti, necessita di due aspetti essenziali: la leggerezza ma allo stesso tempo la capacità di prendere le distanze per poter esplorare un altro luogo.

La disponibilità di chi, come loro, è parte fondante di una vita vera e piena, rende anche possibile un confronto maturo, dialogo, un contatto magari inaspettato. Ci chiedevamo chi fosse disposto a guardarci attraverso una luce differente: ora abbiamo capito che coloro possono essere anche il motivo per “esplorarci” e lo sprono a farlo attentamente.

E quindi ragionare su ciò che possiamo fare concretamente. E noi possiamo ascoltare, capire, amare, soffrire insieme agli altri, soprattutto in un momento storico come questo in cui il contatto e l’affetto sono carenti. Spendere una parola di comprensione per chiunque, essere reattivi, essere famiglia.

Il concetto di rendersi utili per la società, soprattutto in questo momento della storia in cui ci troviamo tutti sulla stessa precaria barca, è indispensabile per noi stessi, per le nostre famiglie, per i nostri amici e per l’umanità intera. Possiamo, ognuno di noi, metterci a disposizione della società aiutando gli altri sia da vicino, quindi chi vive con noi dentro le mura di casa, sia chi ci è estraneo, chi non conosciamo. Per questo, all’inizio di questa quarantena avevo il bisogno incessante di portare avanti un qualcosa che potesse offrire uno spazio di sana riflessione e di comunicazione e che poi siamo riusciti a concretizzare.

Io credo che se solo riuscissimo a capire noi stessi a fondo prima e poi provare a trasmettere ciò che di migliore ci caratterizza agli altri, potremmo davvero salvarci tutti.

E solo quando saremo davvero capaci di vederci in maniera definita potremo donarci, metterci completamente a disposizione degli altri, perché di questo il mondo ha bisogno.

Quindi, pur essendo consapevoli dell’impossibilità di poter cambiare l’andamento della situazione attuale, cercate di fare del bene agli altri in qualsiasi forma e sfumatura perché, così facendo, farete del bene anche a voi stessi.

Elena, Alice, Matteo