CULTURA PRESENTE SI TRASFORMA IN UNO SPAZIO DIGITALE

CULTURA PRESENTE SI TRASFORMA IN UNO SPAZIO DIGITALE

In quasi tre secoli di vita, La Mole è stata molte cose: Lazzaretto, quando si intensificarono i traffici mercantili aumentando i rischi sanitari; fortezza, durante il tumultuoso XIX secolo; fabbrica, quando sembrava che le fabbriche avrebbero risolto ogni problema; deposito di stato, quando emersero nuovi bisogni logistici. Infine, oggi, sistema culturale dinamico, trasversale e produttivo. Questo, senza mai smettere di essere un bellissimo, unico, intrigante complesso monumentale e come tale tutelato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

Viviamo giorni estremamente difficili. Siamo lontani dai nostri cari, ci impegniamo per quel che possiamo nell’aiuto reciproco, se costretti ad uscire camminiamo distanti. Gli operatori socio-sanitari, i medici, le persone in prima linea sono in trincea per noi: loro si affollano, in grande difficoltà, nei presidi che gli competono, mentre noi abitiamo un temporaneo deserto. I luoghi di cultura sono chiusi: i teatri, le sale, i musei, la Mole. Tutto chiuso. Ma non fermo.

Ed è in questo momento che La Mole si adatta di nuovo a un desiderio di comunità: una comunità di artisti, operatori, associazioni, festival, servizi comunali, musei, tecnici, curatori. I suoi spazi vuoti, al momento inutilizzabili, diventano digitali e si mettono a disposizione per i produttori di cultura affinché questi possano continuare a creare e programmare. Perché lo facciamo?

Lo facciamo anzitutto per questa comunità, che negli ultimi anni si è mostrata sempre più coesa, che si fida di noi e conta sul nostro appoggio, che ha spesso compreso le nostre difficoltà burocratiche e amministrative. La Mole, e con essa la città intera, non può mancare alla comunità culturale del territorio, a chi la sta popolando anno dopo anno con concerti, convegni, incontri, festival e le ha permesso di installarsi con continuità nel panorama regionale e nazionale. Vogliamo permettere agli operatori culturali, nel nostro piccolo, di avere una vetrina, un contenitore, uno spazio organizzato e archiviabile per produrre e mettere in scena i propri contenuti. Questo terrà accesa una luce sul mondo della cultura.

Ma lo facciamo anche perché questa luce è essenziale per capire il momento che stiamo vivendo. Le spiegazioni tecniche, scientifiche ed economiche sono la solida (non sempre, in effetti) base della nostra civiltà. Ma ci sono, poi, significati che solo la cultura può dare a queste spiegazioni, c’è un passo oltre i principi fisici e meccanici dell’esistenza, senza il quale non faremo mai nulla di quello che ci accade. E, parafrasando Sartre, l’uomo in fondo è colui che fa qualcosa di ciò che gli altri fanno di lui: non produrre cultura significa negare l’importanza di andare oltre il momento, e di pensarlo. L’arte, la musica, la letteratura, la filosofia, lo spettacolo, non sono solo, né tanto, prodotti ma significati. E oggi più che mai abbiamo bisogno di significati per non rimanere atterriti dall’evidenza, e per combatterla con coscienza e sentimento. Dobbiamo fare qualcosa di ciò che accade.

La Mole è un piccolo grande pentagono in mezzo al mare, creato da un grande architetto per prevenire, tramite la quarantena, contagi pericolosi in una città che stava vivendo traffici importanti. Oggi che il senso di quarantena è diffuso nella città, e non all’interno del nostro antico Lazzaretto, questo si trasforma in un grande varco digitale attraverso cui passare per continuare a stare assieme. Il luogo per antonomasia di confino, si fa senza confini. Forse, alla fine, ci capiremo e sentiremo tutti un po’ di più, grazie a una cultura capace di vivere il reale, elastica e senza dogmi.

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