Identità nella relazione – Intervista a Cristiana Colli

Identità nella relazione – Intervista a Cristiana Colli

Mappe. Come ha contribuito lo sviluppo della sua linea editoriale a disegnare una nuova geografia nella filiera del progetto.
Mappe come progetto editoriale segna una discontinuità con la precedente esperienza di Progetti. A partire dalla direzione di Cristiano Toraldo di Francia – che ricorderemo appena sarà possibile come protagonista e uomo di rara intelligenza e sensibilità – da un’impianto grafico visivo e culturale da rivista, da un board multidisciplinare con cui si sono allargate le maglie dei nostri interessi e delle nostre interlocuzioni. Mappe – che è nome e destino – non è solo un luogo di moltiplicazione dei contenuti ma uno sguardo ampio sulla pratica sul progetto, è il paesaggio – marchigiano e non solo – che diventa common ground. Le nostre 3 M significano Marche su Marche, mondo su Marche, Marche su mondo. E’ un progetto che si fa oggetto, architettura, committenza, contest, community; Mappe – che si colloca nella filiera culturale del Gruppo Gagliardini di Monteroberto – non è solo una rivista, è piuttosto un metodo, un luogo di rappresentazione, uno spazio pubblico, un’opportunità. E’ il nostro contributo allo sviluppo della cultura progettuale e delle sue filiere ma anche alla narrazione del paesaggio contemporaneo marchigiano, nelle differenti forme e linguaggi – dall’arte all’architettura, dalla comunicazione all’impresa. Abbiamo tanti layers aperti in contemporanea, è faticoso ma non può essere altrimenti.

Come può un evento come Demanio Marittimo, trasformarsi per tenere vive le relazioni che si sono instaurate, senza perderne il valore.
Demanio Marittimo.Km-278 che in quest’anno così particolare festeggia i suoi 10 anni di vita è una strana creatura. Velocissima, un lampo, una meteora e una metafora che però è riuscita a colpire gli immaginari delle nostre discipline di riferimento. In un certo senso è la permanenza dell’impermanenza, è un lavoro certosino e meticoloso che inventa e dilata uno spazio pubblico infinito dentro un tempo e uno spazio chiuso. E’ un rompicapo e un paradosso. Con Pippo Ciorra ci siamo dedicati alla dimensione concettuale oltre che organizzativa per cesellare e manutenere a ogni edizione il contenuto di innovazione fondativa. Demanio allo stesso tempo poggia sulla community di Mappe ma la allarga e la incrocia con le proprie e autonome reti di relazione – quelle istituzionali, progettuali, artistiche, relazionali a più livelli. In verità vive 12 ore ma il percepito e la piattaforma del networking sono operative 12 mesi. E’ un equilibrio che si regge sull’energia e la capacità di tenere energeticamente attive tutte le interlocuzioni. Demanio, insieme alla spiaggia di Marzocca, è diventato un hub culturale. Per l’estate 2020, nonostante la situazione, noi ci saremo – ci saremo a modo nostro, in sicurezza, nelle modalità sostenibili e possibili dato lo scenario. Sarà una sorpresa.

Come immagina il dialogo multidisciplinare ora che lo scenario sta mutando, come si può individuare un orizzonte comune di senso?
Il dialogo multidisciplinare è una pratica operativa, uno sguardo sul mondo, un atteggiamento di curiosità e apertura all’Altro da sé. L’orizzonte comune di senso è di per sé qualcosa di dinamico – non è un dato acquisito almeno non ora, forse in passato lo è stato – e andrà ricercato dentro questa tempesta – per dirla con Papa Francesco che ha usato una metafora lucida e commovente – per cercare di capire come collocarsi in quella terra sconosciuta tra il non più e il non ancora. E’ un momento che stressa persone, professioni e tutte le economie, segna quelle più fragili – industrie culturali e creative in primis – e mette a dura prova la coesione sociale con l’immanenza del trauma che ci rende tutti uguali nella condizione esistenziale, e per certi versi tutti malati. Immersi in schermi e devices da cui siamo felici di affrancarci per la vita vera sotto il cielo, pur sapendo che in quell’agorà digitale stanno molti significati e molte opportunità di conoscenza e sviluppo, ben oltre i format di pura esportazione dei contenuti tra medium diversi. E’ un crudele contrappasso per una civiltà che ha costruito sulla simultaneità e l’interrelazione i propri immaginari, li ha incorporati nelle esperienze e nelle produzioni reali e simboliche, e ne ha fatto il proprio modello di sviluppo. Per certi versi però si dispiegano grandi possibilità per le persone, per lo spazio pubblico e privato, per i processi di conoscenza. La casa che era un luogo snobbato da una certa critica è diventata uno spazio osmotico tra pubblico e privato, il paesaggio si è affrancato per ricordarci l’etica della terra e del territorio, con la natura che si è ripresa il suo spazio con meravigliose incursioni di cervi in città, lupi alle porte dei centri storici, uccellini impazziti nei parchi e nei cortili, papere negli specchi d’acqua metropolitani, dentro un silenzio che era riservato al rito cool nevrotico e a scadenza dell’weekend. Ecco, questo rovesciamento di prospettiva – che scava in profondità nell’io individuale e collettivo – interroga sulla necessità e capacità di costruire catene del valore e contesti della cura. L’welfare che si prospetta non è quello che si occupa della malattia ma della salute, del corpo vivo nello spazio, del corpo che sente desidera e conosce, del corpo sociale come tempio della relazione.

Giornalista, ricercatore sociale, curatore indipendente. Per istituzioni, musei, aziende, fondazioni cura progetti e programmi di valorizzazione, e strategie di comunicazione culturale legate al paesaggio, all’arte e all’architettura contemporanea, al design, al made in Italy. E’ direttore della rivista Mappe – www.mappelab.it – ideatore e curatore di Demanio Marittimo.Km-278.

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