Il ruolo del vuoto – Le riflessioni dello street artist Giulio Vesprini sul tempo del Coronavirus

Il ruolo del vuoto – Le riflessioni dello street artist Giulio Vesprini sul tempo del Coronavirus

Giulio Vesprini, artista, street artist, direttore artistico del festival di arte urbana Vedo a Colori e del festival di arti visive Tabula Rasa, tutor del festival Weekendoit e ora fondatore del nuovo studio creativo Asinus in Cathedra che contiene al suo interno anche un laboratorio per la stampa d’arte; i suoi murales hanno fatto il giro del mondo e sono visibili sia in Italia che all’estero. Dal 2005 espone costantemente i suoi lavori in gallerie nazionali ed estere e negli anni realizza importanti progetti creativi per clienti come Ikea Italia, Bruno Barbieri, Pinacoteca Civica di Ancona, Il Sole 24 Ore, Enel, Rag&Bone NYC e molti altri. Gaia Segattini lo incontra virtualmente per un’intervista sulla situazione attuale e sul futuro prossimo destinato a cambiamenti importanti anche sotto il punto di vista culturale.

Il ruolo del “vuoto” di questo periodo storico: da riempire o da vivere? Come stai impiegando questo tempo sospeso e che problematiche vedi per il futuro immediato?
Alterno giorni molto pieni, lezioni online, libri da leggere, mail di lavoro e bozzetti per i vari festival che sono in pausa,a momenti più vuotiche sono poi quelli della riflessione. Abbiamo una grande occasione in questo momento, non ci sono molte strade da percorrere se non quelle delle responsabilità etiche e sociali una volta finita l’emergenza. Faremo i conti con gli errori del passato e saremo chiamati ad importanti e necessari cambiamenti. Non credo che sia tutto da buttare ma questa drammatica esperienza di vuoto globale dovrà essere motivo di rinascita e di riscatto. Un virus che andrà a livellare tutto e che toglierà per sempre alcune logiche sociali superflue, è il momento dell’essenziale.Il futuro non darà subito risultati, ci saranno sicuramente problemi economici, la sanità sarà costretta a rivedere diverse dinamiche esattamente come la scuola, mai così frammentata e messa a dura prova dalle modalità telematiche che rischiano di lasciare fuori da questa nuova narrazione parecchie famiglie e studenti. La didattica, cardine culturale per un paese, è stravolta da una certa innovazione e rischia di rimanere asettica se non si adotteranno progetti e metodi diversi da quelli usati fin ora. Una bella sfida che passa dallo schermo di un pc e che deve necessariamente essere ancor più inclusiva evitando smarrimenti e dispersione, con la speranza di ritornare in classi reali, in quei banchi di ogni ordine e grado dove la conoscenza è il risultato di un sapere collettivo, di un confronto diretto e in presenza.

Artista urbano, grafico, direttore artistico, insegnante: fra i tanti aspetti artistici e comunicativi di cui ti occupi, quali sono quelli su cui rifletti maggiormente in questo periodo di isolamento sociale?
La pausa forzata ci costringe tutti a casa in un distanziamento sociale che apre a nuove dimensioni di pensiero; penso in primis alla Street Art, immagino il suo potenziale inesploso in questo periodo di quarantena, eppure là fuori ci sono città intere, vuote, disponibili, un paradosso che si fermi proprio ora, esattamente come una grande azienda. Le imprese dei Festival di Arte Urbana sono immobili, manca l’economia che dà l’ok a procedere ma sopratutto non ci sono i permessi necessari per ripartire; allora sposto l’attenzione a tutte quelle espressioni rilevanti a livello internazionale e venerate come romantiche illegalità. La questione si fa più interessante: si trovano all’improvviso perfettamente aderenti al sistema come se l’illegale fino ad un certo livello rimanga accettabile, quindi permesso, legale. Il virus in realtà ha creato due grandi quesiti per la Street Art, uno è scegliere di stare in silenzio per un po’, soprattutto se non si ha nulla da dire e rigenerarsi come il buco dell’ozono, l’altro è sulla grande incognita dell’illegalità ai tempi del corona virus che ha generato nuove e stringenti disposizioni, talmente forti da bloccare qualsiasi messaggio. Tralascio tutti quelli che ad ogni emergenza ripropongono vari omaggi sul tema corrente, sono il prolungamento di media e giornali in forma artistica. If graffiti changed anything It would be illegal scriveva Banksy sui muri, chissà se farà un intervento dei suoi o se anche lui sceglierà il silenzio. Gli eventi culturali sono l’altro quesito che necessita di risposte urgenti per una rapida e sostanziale ripresa. Penso a quanti eventi sono già stati annullati, rinviati, sospesi e quanti ancora dovranno ripensare a tutto dopo questo tragico episodio che ha colpito tutto il mondo. Personalmente ho attivi due festival, entrambi in pausa forzata, presenti in rete con call, chat, post ma chiaramente la cultura dello streaming non potrà e non dovrà essere la soluzione definitiva. Occhi aperti!

Negli ultimi anni l’idea di community e di rete, sia digitale che reale, come modalità di scambio competenze e di sviluppo di relazioni lavorative, ha portato alla nascita di co-working e laboratori aperti: come si concilia questa modalità con le restrizioni presenti e probabilmente future riguardo distanze e precauzioni?
Finita l’emergenza ci sarà da ricostruire molto, soprattutto i rapporti tra di noi e non dovranno mancare le occasioni di confronto e solidarietà; nel mio piccolo dovrò affrontare un nuovo inizio con una attività che ancor prima di attivarsi dovrà rivedere molte regole del gioco. Il 1 Marzo 2020 dopo anni di ricerca e organizzazione ho aperto uno nuovo spazio a Civitanova Marche. Lo studio creativo Asinus in Cathedra. Uno spazio nel cuore del borgo marinaro dove convivono al suo interno un laboratorio di letterpress e stampa d’arte, un co-working e uno studio di progettazione grafica; nel prossimo futuro anche di architettura e design. Sarà uno spazio che lascerà la ricerca aperta organizzando workshop con una programmazione intensa fatta di iniziative legate alla comunicazione a 360°. Mi chiedo se sarà tutto possibile, se tutte quelle realtà simili alla mia e costrette ad un brutto stop potranno continuare ad esercitare le proprie missioni culturali per il territorio. Che ne sarà dei co-working durante il distanziamento, che ne sarà dei festival, delle mostre e di tutti quei progetti che vivono di e con il pubblico, a mio avviso primo elemento fondamentale per la buona riuscita di tutti i progetti culturali. Si parla molto di smart working ma al momento non sta producendo molta qualità, al contrario quello che doveva essere la soluzione ambita da anni, l’home-office come innovazione sociale, sta implodendo evidenziando in alcuni casi maggiori sfruttamenti in chiave di produttività non retribuita, pause quasi inesistenti, orari dilatati, rapporti umani ridotti a lunghissime video chiamate su zoom o skype. Mi auguro di ritrovare un ritmo studio-lavoro-casa scandito da spazi precisi e contesti differenziati. Lo spazio laboratorio mi manca molto.

Passata l’ubriacatura digitale iniziale che pur molto ha influito sulla rinascita e sostenibilità del settore artigianale, cosa pensi sia tutt’ora importante mantenere nel rapporto fra tradizione ed innovazione finita l’emergenza?
Quando si credeva che il digitale avrebbe sostituito completamente l’analogico si stava commettendo un errore. Le due strade sono e saranno parallele e possono svilupparsi entrambi traendo i loro rispettivi vantaggi. Oggi lo vediamo chiaramente in questa condizione complessa. C’è una richiesta di internet sopra i livelli di media ma a lungo andare ci si accorgerà che tutto i progetti più o meno grandi se non hanno una posizione analogica nella vita, rimango sterili, come sfogliare 300 slide davanti ad uno schermo, lo trovo molto asettico oltre che pericoloso. I nuovi artigiani e i creativi che vogliono vivere di cultura non devono mollare ora, si sono già riscoperti soprattutto chi ha saputo innovare partendo da una tradizione. Tantissimi giovani si sono riallacciati a vecchi mestieri riuscendo attraverso le nuove forme di comunicazione a produrre realtà meravigliose. Resistere oggi è doveroso, sono certo che dopo questa grande abbuffata telematica la voglia di strada, di piazza, di abbracci sarà talmente forte che non potrà mai più essere arginata.

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