[INTERVISTA] Mostra Toccare La Bellezza – Aldo Grassini, Presidente Museo Tattile Statale Omero

[INTERVISTA] Mostra Toccare La Bellezza – Aldo Grassini, Presidente Museo Tattile Statale Omero

Prosegue il percorso costruito grazie alla mostra Toccare la Bellezza – Maria Montessori Bruno Munari, che sarà visitabile fino all’8 marzo 2020, presso la Sala Vanvitelli de La Mole di Ancona. L’esposizione è organizzata dal Museo Tattile Statale Omero e dal Comune di Ancona, in collaborazione con la Fondazione Chiaravalle Montessori e l’Associazione Bruno Munari e in questa intervista passiamo la parola al Presidente del Museo Tattile Statale Omero: Aldo Grassini.

La mostra si sta avviando verso la sua conclusione, ma non si concluderà mai davvero. Come ogni azione culturale, Toccare la bellezza ha lasciato sedimentare un immaginario, un comportamento, una nuova percezione sull’arte e sulle cose. Cosa succederà alla mostra nei prossimi mesi? Avete previsto ulteriori sviluppi?
Questa mostra ha avuto e sta avendo un notevole successo, oggi possiamo dirlo senza rischiare di cadere nell’auto-celebrazione fine a se stessa. Nel tempo, infatti, ci siamo confrontati con un pubblico contento e soddisfatto. Ciò che è più interessante è il fatto che si tratta di un pubblico eterogeneo: bambini piccoli, persone adulte, persone con un notevole livello di conoscenza e cultura sugli argomenti trattati dalla mostra, ma anche persone che entrano in contatto con questi temi per la prima volta. I bambini si divertono, perché è una mostra interattiva e possono, in qualche modo, giocare e sperimentare. Le persone adulte si dimostrano interessate dall’accostamento dei due personaggi e dalle loro affinità, che la mostra mette in luce: Munari e Montessori non si sono mai incontrati nella loro vita, ma siamo riusciti a farli incontrare in questa mostra, e di questo siamo felici. La nostra intuizione ha permesso questo incontro fortunato, che oggi appare convincente agli occhi dei visitatori proprio perché i molti testimoni della mostra ci hanno dimostrato la loro soddisfazione.

Abbiamo interrogato quasi tutte le figure che hanno reso possibile Toccare la bellezza: l’associazione Munari, il responsabile dei progetti speciali del Museo Tattile Statale Omero, la Fondazione Maria Montessori Chiaravalle e ogni persona intervistata ha raccontato cosa significa fare esperienza della tattilità. Lei è il fondatore del Museo Omero, quindi siamo molto curiosi di scoprire anche il suo punto di vista.
Il mio punto di vista probabilmente è abbastanza scontato: io che sono non vedente uso il tatto per vedere. Il tatto, infatti, è l’unico strumento -oltre alla vista- che ci consente di conoscere la forma. Attraverso l’esplorazione tattile riusciamo anche a sentire e a provare quelle emozioni che l’arte produce in quelle persone che riescono ad avvicinarla con spirito creativo. Il Museo Tattile Statale Omero e me, così come a tanti altri ciechi, ha dato la possibilità di conoscere capolavori dell’arte che abbiamo studiato, ma che non abbiamo mai avuto la possibilità di conoscere davvero. C’è anche un altro elemento: attraverso la rivalutazione della tattilità, si scopre il valore del tatto dal punto di vista estetico e le modalità attraverso cui il tatto riesca a farci capire e a trasferirci l’emozione della bellezza delle cose. Questo è un fatto molto importante perché il tatto ha una sua specificità che a qualcuno sfugge: non è solo sostitutivo della vista, ma ci fa vedere le cose in modo diverso, originale e anche le persone che vedono e che hanno la possibilità di scoprirlo e sperimentalo riescono a vivere un’emozione che altrove è quasi proibita.


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Sia durante la conferenza stampa inaugurale sia durante la mostra e anche nell’ambito del convegno nazionale, è stato rimarcato più volte che la cultura occidentale è la cultura del non contatto. Toccarsi fra sconosciuti può essere addirittura offensivo. Ci scusiamo se ci sfioriamo inavvertitamente. Anche la cultura adotta lo stesso comportamento: entriamo in un Museo e i cartelli gridano non toccare. In questo contesto, organizzare Toccare la bellezza deve essere stato sfidante, soprattutto per il messaggio forte che manda. Come è andata? Come è stato contribuire a questa esperienza?
È stata una sfida di per sé ed è una sfida che il Museo Omero porta avanti dalla sua fondazione: è vero che in tutti i musei ci sono cartelli con su scritto non toccare, ma spesso quei cartelli non dipendono tanto dalla preoccupazione di salvaguardare le opere quanto dal tabù del toccare, dal fatto culturale che toccare è un gesto quasi sacrilego, a volte peccaminoso: a toccare ci si sporca, ci si fa male, insomma, la tattilità è spesso legata a qualcosa di negativo. Giustamente, ci sono tante cose che non devono e non possono essere toccate, soprattutto quando ci riferiamo alle opere d’arte, ma è vero anche che si possono toccare tante altre opere d’arte senza correre il rischio di danneggiarle. Quando proponiamo questa alternativa di fruizione delle opere d’arte, i conservatori dei musei, al primo impatto, forse, ci considerano dei vandali che irrompono nei sacrari della cultura e della bellezza (ovviamente sto scherzando), ma quello che facciamo in realtà è l’esatto contrario, e alla fine se ne accorgono: proponiamo nuove possibilità, per vedenti e non vedenti. Perché se all’emozione di guardare si aggiunge anche l’emozione di accarezzare ecco che abbiamo a disposizione un’esperienza completa. In realtà, non mi piace utilizzare il verbo toccare, preferisco il verbo accarezzare. Perché, a pensarci bene, si accarezzano le cose e le persone amate, accarezziamo le cose che ci sono care e se amiamo l’arte non possiamo privarci di questo piacere.

Per concludere, una domanda un po’ provocatoria e che va dritta al punto. Per tutti quelli che hanno vissuto Toccare la bellezza la risposta è ormai chiara, ma per tutti gli altri le chiediamo: il tatto è in grado di percepire la bellezza?
Sì. Ma non è una risposta ovvia. Se guardiamo la storia, risalendo al 700, ricordiamo che si è verificato un dibattito su questi argomenti e che Diderot concluse dicendo che il tatto è sicuramente il senso adatto al riconoscimento utile, appunto, per riconoscere, mentre esprimeva forti dubbi sul fatto che il senso del tatto potesse essere altrettanto utile per valutare l’estetica. Noi del Museo Tattile Statale Omero, dopo 27 anni di attività, questi dubbi non li abbiamo più proprio grazie all’esperienza diretta e ai feedback delle persone: abbiamo visto persone non vedenti commuoversi di fronte alla loro visione di certi capolavori dell’arte. Non abbiamo dubbi sulla capacità di raggiungere un’esperienza estetica attraverso la tattilità. A questo, poi, si aggiunge l’esperienza di chi vede, che quando fa esperienza del tatto ne esce convinto di aver vissuto qualcosa di nuovo. Il tatto segue una sua procedura per arrivare alla costruzione di un’immagine tattile, che sarà sicuramente oggetto dell’ammirazione estetica. Il risultato c’è ed è documentato dalle persone. Mi capita spesso, durante gli incontri pubblici e le lezioni, di ricevere domande come: la testimonianza di un cieco, sarà vera? Sara autentica?. Come se l’esperienza di un non vedente non fosse un’esperienza autentica. E a me, invece, chi garantisce che quella del vedente è un’esperienza autentica? Chiedo io. Questa distinzione parte dal presupposto che l’unica verità è quella generata dalla vista, ma la realtà è quella che percepiamo. Come si fa a dire che i ciechi, che non vedono, non hanno una conoscenza vera della realtà? Come se la realtà fosse soltanto quella che possiamo vedere, ma la realtà è tanto altro. Se voi mi dite che questo tavolo è marrone, io vi dico che questo tavolo è liscio. E questo tavolo è l’una e l’altra cosa. Il fatto che sia marrone non esclude che la sua superficie sia liscia. Toccare la bellezza è una mostra in grado di far riscoprire questo punto di vista: la tattilità come esperienza estetica, ma anche la tattilità come strumento per conoscere la realtà che ci circonda.

 


Iscriviti ai laboratori organizzati da Associazione Bruno Munari e Fondazione Chiaravalle Montessori

Aldo Grassini, Presidente del Museo Tattile Statale Omero con funzioni di Direttore, è colui che ha ideato il Museo Omero insieme alla moglie Daniela Bottegoni. Già docente di storia e filosofia nei licei per 37 anni, come tiflologo è uno dei pochissimi specialisti in campo nazionale per le problematiche dell’estetica della tattilità e dell’educazione artistica dei non vedenti. Dal 2004 è responsabile e docente dei corsi nazionali di formazione e aggiornamento su L’accessibilità al patrimonio museale e l’educazione artistica ed estetica delle persone con minorazione visiva. Dal 2017 è nel gruppo di lavoro sull’accessibilità del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. È autore di numerosi contributi su riviste specializzate e dei saggi per Armando Editore Per un’estetica della tattilità. Ma esistono davvero arti visive? (edizione aggiornata nel 2019) e L’arte contemporanea e la scoperta dei valori della tattilità (2018) con A. Socrati e A. Trasatti.

Prenotazioni laboratori di formazione: info@museoomero.it – Tel. 071.2811935
Prenotazioni laboratori per famiglie: didattica@museoomero.it – Cellulare e whatsapp 335 569 69 85
Maggiori informazioni: www.museoomero.it

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