[INTERVISTA] Mostra Toccare La Bellezza – Silvana Sperati, PRESIDENTE DELL’ASS. BRUNO MUNARI

[INTERVISTA] Mostra Toccare La Bellezza – Silvana Sperati, PRESIDENTE DELL’ASS. BRUNO MUNARI

È possibile percepire, riconoscere ed apprezzare la bellezza anche tramite il tatto? E se si volesse promuovere questa consapevolezza estetica presso chiunque voglia sperimentare tale possibilità, quali strategie si potrebbero porre in essere? Esploriamo tutta la ricchezza di questi interrogativi con l’aiuto di due tra i più illustri personaggi della cultura italiana moderna, riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo e per la prima volta insieme. In questa intervista, grazie alla voce di Silvana Sperati, approfondiremo il ruolo di Bruno Munari, poliedrico artista e designer.

Abbiamo pensato queste interviste per poter dare al pubblico tutti gli strumenti per comprendere a fondo questo innovativo progetto. Oggi Bruno Munari continua ad esprimersi attraverso l’Associazione Bruno Munari, siamo molto curiosi di saperne di più: le va di raccontarci l’Associazione Bruno Munari e le iniziative di cui si fa portavoce?

La ringrazio per questa domanda che mi porta alla genesi della nostra Associazione. Andiamo indietro di 20 anni, questa Associazione si è costruita intorno agli ultimi collaboratori del maestro Munari intorno agli aspetti della didattica che gli erano più cari. Soprattutto si è coagulata vicino alla figura di Alberto, figlio dell’artista e allievo di Jean Piaget e collaboratore del maestro Piaget sulla strutturazione dell’apprendimento e della conoscenza e di Donata Fabbri, anch’essa psicologa e epistemologa.

Il nostro compito non era facile ed esercitandolo man mano lo stiamo imparando, proprio come succede nel nostro metodo in cui è l’azione, il fare, che struttura la migliore conoscenza.

Come potete immaginare non era semplice riferirsi a un artista dall’impronta leonardesca, come disse lo stesso Pablo Picasso. Abbiamo voluto farlo, o meglio cerchiamo di farlo, sviluppando soprattutto la ricerca. Si tratta di una ricerca che negli anni ha meglio definito gli elementi di base dell’approccio metodologico di Munari. Approccio che lui espresse in ogni elemento del suo agire, dunque nella pittura, nella scultura, soprattutto nel design, nella grafica, nella scrittura e -come tutti sappiamo- nei laboratori. Per questo l’Associazione si occupa in modo privilegiato della formazione al fine di consentire alle persone di età più diverse (insegnanti, design, architetti, animatori, operatori culturali e appassionati di arte e di Munari) di prendere contatto attraverso il laboratorio e la sperimentazione con il pensiero di Munari e con la modalità stessa di interfacciarsi con la conoscenza e con la progettazione. Allora approcciarsi al metodo Munari significa “cambiare un po’ lo sguardo”, avere la possibilità di vedere ciò che si sta facendo in un modo diverso. Un approccio dunque che si rivolge al saper fare e al poter essere. Questo è stato il nostro impegno più importante, che è stato sviluppato in innumerevoli percorsi formativi, ma anche nella partecipazione alla più grandi mostre dedicate all’artista laddove abbiamo proposto laboratori agli adulti ma anche i bambini.

Perché Bruno Munari si collega a Maria Montessori? Quali sono i punti di tangenza che li legano e che si esprimono all’interno della mostra Toccare la bellezza?

Questa risposta è di carattere personale e vuole -in qualche modo- fare mio quel patrimonio di istanze condivise all’interno della commissione scientifica. Istanze che sono portate dal direttore stesso del Museo Omero. Ho trovato in lui una persona illuminata, che ci mostra una nuova via. Che ce la fa vedere. Una via che ci riporta a una dimensione fondamentale di Munari, che era quella di un approccio globale ad ogni esperienza, e quindi un approccio che necessariamente coinvolge la totalità del nostro corpo. Bruno Munari fu tra i primi artisti a portare l’attenzione sull’elemento del tattile. Ci ricordava che la società di oggi -e possiamo dire, adesso ancora di più- è soprattutto attenta agli elementi visivi e uditivi, ma ci sono delle cose che non si possono vedere bene solo con gli occhi e la profondità dell’esperienza che il tatto ci offre è un traguardo che dobbiamo ripercorrere. Voglio in questo senso ricordare un testo di Munari dal titolo “I laboratori tattili”, edito adesso da Corraini. Questa dimensione dell’artista rispetto all’educazione è certo una dimensione visionaria, proprio per la sua collocazione temporale. Per questo possiamo dire che Munari in varie aree come l’editoria, per esempio, o la progettazione industriale, i laboratori stessi ma anche naturalmente la produzione artistica, riporta prepotentemente l’attenzione al materiale non solo sul cos’è il materiale, non accontentandosi quindi di nominarlo, ma andando sempre a sperimentare il com’è. Questo, per esempio, gli permise di realizzare la famosa lampada Falkland presente alla mostra di Ancona, rivolgendosi ad un industriale che normalmente produceva calze da donna. Munari, da ottimo designer, da persona che non dava nulla per scontato, sperimentando quel materiale si rese conto che era perfetto per una lampada che ancora adesso è venduta in tutto il mondo. Quindi possiamo dire che la partecipazione attenta di questa Mostra e il piacere di collaborare con un Museo importante come il Museo Omero è sicuramente sostenuta dalla condivisione della necessità di riportare l’attività educativa ad un “fare per imparare”, che passa necessariamente dalle mani.

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La mostra, che costituisce un evento unico nel suo genere, risulta molto particolare anche perché prevede numerose attività collaterali che ci piacerebbe scoprire. Sabato 14 dicembre inizieranno una serie di quattro appuntamenti formativi dedicati al pubblico di educatori, insegnanti, designer e tanti altri.  

Ce li racconta in anteprima? E i laboratori per le famiglie?

Questo è un grande piacere perché ci consente di conoscere meglio città di Ancona, i suoi abitanti e il Museo e ci permette di fare quello che Bruno Munari ci ha chiesto, perché negli ultimi momenti della sua vita terrena quando iniziammo a chiedergli “e adesso? Cosa facciamo?” Lui rispose dicendo: “fate ciò che desiderate”, ma Munari chiese e sottolineò che quello che voleva che rimanessero erano i laboratori. In tanti anni di lavoro all’interno delle mostre mi sono resa conto che di fatto il laboratorio costituisce oggi un’opera -a tutti gli effetti- di Bruno Munari. Quando realizziamo un laboratorio andiamo a mettere in scena un’opera pensata da un artista che più di ogni altro ha avuto attenzione alla sperimentazione, alla progettazione e al cambiamento con uno sguardo rivolto al futuro. Quando guardiamo le sue opere, l’aspetto più importante è che abbiamo la capacità dall’opera di risalire al progetto. Quello che conta non è il prodotto finito, ma quello che si scopre facendo. Per questo abbiamo realizzato 4 appuntamenti per gli adulti, portando questo metodo che oggi è coperto da copyright (e da queste parole può comprendere la cura che mettiamo in questi interventi). La formazione vuole aiutare le persone a cambiare il loro sguardo e a vedere le proprie competenze da un altro punto di vista. Le esperienze di formazione che organizziamo sono esperienze che lasciano sempre le persone felici, perché è attraverso questa dinamica in cui non si sente il peso del  giudizio, castrante e limitante, che un individuo riscopre il piacere di imparare. E laddove non c’è piacere non c’è neanche apprendimento. Le quattro giornate che abbiamo progettato mi auguro costituiscano un’occasione importante per la città e per la Regione Marche, saranno un momento di condivisione degli aspetti metodologici e didattici che ci portano oggi a guardare al futuro che ciascuno sa costruirsi, questa centralità dell’uomo costruttore del proprio apprendimento la consideriamo fondante.

Parimenti abbiamo previsto dei laboratori divisi per fasce d’età, questo perché i bambini del primo ciclo non sono uguali ai bambini del secondo ciclo o a quelli più grandi. Sono laboratori che accolgono anche i genitori ma l’approccio è diverso dal solito. Munari ha detto che anche l’adulto vive la sua esperienza, è accanto al bambino, ma ha lui stesso il privilegio di sperimentare. Sono esperienze di impronta culturale che esulano dal concetto di babysitteraggio per proporre, invece, delle attività come quelle che Munari propone all’Accademia di Brera. Una grande chance per il Museo, inteso come luogo di cultura accessibile per tutti.

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Lei oggi è Presidente dell’Associazione Bruno Munari e ci farebbe molto piacere, visto che lei ha avuto modo di conoscerlo bene, scoprire il suo punto di vista. Tutti noi conosciamo Bruno Munari, abbiamo studiato il suo metodo, abbiamo letto le sue idee, ma lei lo ha conosciuto di persona.

Qual è la cosa che più ricorda di lui nella sua esperienza personale?

Cosa le piacerebbe aggiungere all’immaginario che nel corso del tempo si è sviluppato intorno a Munari?

Rispondo molto volentieri anche se per me è un po’ imbarazzante perché mi rendo conto della storicità della mia figura. E’ normale, per me, parlare di Munari perché è stato il mio maestro, insieme a tanti altri come Piero Bertolini, Cesare Scurati, lo stesso Alberto Munari, Donata Fabbri. La mia formazione, tutt’ora in divenire, è stata possibile andando a bottega da queste persone di grande sapere e grande umiltà. Poco più che ventenne, in occasione della Mostra a Palazzo Reale a Milano nell’86, quello che mi colpì fu immediato. E in questo c’è un po’ di quello che mi ha insegnato mio padre: un certo modo di riconoscere le cose. Quando vidi Munari immediatamente capii che quella cosa funzionava. Io avevo un incarico di semplice assistente, ma iniziai ad andare qualche volta in più e anche in modo volontario. Quando si è giovani e si capisce l’importanza dell’apprendimento, fare qualche sacrificio viene anche naturale. Sono stata presente ad ogni occasione, ho letto tanto, ho redatto diari di quello che osservavo e ho preso il coraggio a due mani quando ho telefonato a Munari. Quella telefonata mi costrinse a una fortissima concentrazione per via dell’emozione, ma Munari sapeva accogliere. Sono innumerevoli le volte che sono stata con lui nei laboratori, e osservavo e scrivevo annotazioni e mi sono stupita quando le mie competenze aumentavano.

Lo stesso Munari si stupiva dei miei risultati e in una giornata che non dimenticherò mai mi disse “bravissima”. E un bravissima detto da lui vale come tutto l’oro del mondo. Ricordo molto bene questa dimensione dell’andare a bottega, e ne sono davvero grata. Per questo cerco di essere accogliente con i giovani e con le persone curiose e appassionate. Di lì in poi si è andati avanti con responsabilità sempre più importanti, con l’impegno verso i laboratori e grazie alla fiducia che la famiglia Munari ripone in me e l’Associazione che mi onora della presidenza e di questo ruolo da brivido, perchè per quanto si faccia si potrebbe sempre fare meglio. Munari era una persona che sapeva perdonare, accogliere e ascoltare e oggi, nelle difficoltà, guardo al cielo e un aiuto arriva. Munari mi ha insegnato che il sapere non può rimanere rinchiuso in un cassetto e l’eredità di cui sentiamo fortemente la responsabilità è proprio quella di diffondere e continuare a diffondere -ad esempio- grazie alla bella collaborazione nata con il Museo Omero. Un luogo in cui entri e senti la bellezza di uno spazio che nutre il cuore.

Il tema dell’accessibilità è un tema che mi interessa molto. Qualche tempo fa ho avuto la possibilità di giocare con un gruppo di bambini non vedenti e ho giocato a occhi chiusi. Un’esperienza di una forza… non so…quasi un’onda che ti viene addosso e abbiamo voglia di continuare.  Abbiamo in mano un’eredità formidabile e vogliamo che il pensiero di Munari diventi di tutti, perché per creare le fondamenta della società possiamo farlo solo partendo dai bambini.

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Silvana Sperati, Presidente dell’Associazione, incontra Bruno Munari in occasione della Grande Mostra Antologica a Palazzo Reale di Milano (1986) e, dopo un periodo di studio e approfondimento,  partecipa come sua diretta collaboratrice a numerosissime iniziative. È tra i soci fondatori della Associazione Bruno Munari, che oggi collabora alla realizzazione della Mostra Toccare La Bellezza.

Prenotazioni laboratori di formazione: info@museoomero.it – Tel. 071.2811935
Prenotazioni laboratori per famiglie: didattica@museoomero.it – Cellulare e whatsapp 335 569 69 85
Maggiori informazioni: www.museoomero.it

Photo credits: Associazione Bruno Munari

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