LA MOLE ENTRA IN UNA NUOVA FASE

LA MOLE ENTRA IN UNA NUOVA FASE

“Era il 2014 e avevamo (e abbiamo) dei complici: la Fondazione Cariverona, che per anni aveva finanziato il restauro dell’edificio; Luca Massimo Barbero, allora consulente della Fondazione e oggi consigliere della Fondazione Domus, che ha tradotto il linguaggio dell’edificio nei contenuti progettuali poi passati alla grande sensibilità di Flavio Arensi, curatore di Ecce Homo; le tante persone che negli anni, lavorando ai festival e agli eventi estivi, si erano innamorate – magari senza saperlo – di un’idea ancora da costruire. E la città, naturalmente, che nel corso del piano strategico ha testimoniato una profonda nostalgia nei confronti di una Mole in perenne (sembrava) attesa del futuro. Così, abbiamo iniziato a vederlo, il futuro. Partendo dal nome e dalla maniera di stare al mondo, proseguendo con le rinunce, perché non tutto si può fare a La Mole, La Mole non è stanze da affittare , e dilatando il tempo, perché le stagioni della Mole sono quattro, non solo la più calda, non solo quella degli eventi all’aria aperta.

La qualità dei contenuti delle mostre e dei festival ha incontrato lo stile dell’edificio, e da questo incontro si sono generati ulteriori contenuti, in un moto difforme ma coerente che ora ci sembra inarrestabile.

Oggi, nel 2018, La Mole entra in una nuova fase. Una crisalide, o un adolescente. Forza e fragilità; certezze e questioni aperte. Continuiamo ad ascoltare le pareti, gli ambienti, i paesaggi e a seguire le loro indicazioni, forti di una cosa: grazie alle decine e decine di artisti, operatori, direttori, cittadini, appassionati, professionisti, operai, impiegati che via via si aggregano al processo, è nato qualcosa da cui, anche volendo, non si torna indietro. E questa è la soddisfazione più grande per noi amministratori: dare forma a qualcosa che dà vita.”

Paolo Marasca
Assessore alla Cultura
Comune di Ancona

La Mole oggi non è più un contenitore, ma si proietta verso un ruolo di interlocutore capace di fare da riferimento per gli operatori del settore, mettendo a disposizione risorse e opportunità. Tutto, a partire dalla produzione culturale, vive dunque una seconda fase e la comunicazione si dota di strumenti più inclusivi e dinamici, tali da favorire i processi di dialogo e di partecipazione.

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