PASSATO PRESENTE FUTURO NELLA COSTRUZIONE DI UN NUOVO LUOGO DI CULTURA

PASSATO PRESENTE FUTURO NELLA COSTRUZIONE DI UN NUOVO LUOGO DI CULTURA

Lettura del saggio All’alba dell’arte digitale. Il festival di Arte elettronica di Camerino a cura di Silvia Bordini e Francesca Gallo, edizioni Mimesis, 2018

L’attualità ci costringe a pensare al presente come ad un luogo in cui ogni tempo è saltato, time is out of joint per dirla con Shakespeare o come il titolo premonitore della nuova organizzazione della collezione alla Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea di Roma. Il passato sembra qualcosa che non ritornerà più, a cui guardare già con nostalgia; il futuro inimmaginabile, o comunque del tutto incerto; il presente è bloccato in se stesso, sempre uguale, dentro quattro pareti di casa, da cui ci salvano le finestre sul mondo, sempre più digitali.

Prima che l’emergenza ci spingesse tutti dietro uno schermo a svolgere la maggior parte delle nostre attività quotidiane, con i benefici e i pericoli che tutto ciò comporta, il Comune di Ancona aveva già individuato il tema del digitale come una delle riflessioni che avrebbe contraddistinto la sua programmazione culturale negli spazi della Mole vanvitelliana nel suo futuro, un tema in grado di unire sapere scientifico ed umanistico e di prefigurare una realtà che ora, con grande forza e in anticipo sui tempi che si potevano prevedere, si è affermata. 

L’approfondimento della figura di Mario Sasso, videoartista di origini marchigiane, tra i primi a sperimentare i vari linguaggi del digitale con la sua arte, con una grande mostra negli spazi della Mole, da me curata in collaborazione con il festival Cinematica, sarebbe stata lo spunto per una riflessione più ampia che dai linguaggi artistici avrebbe approfondito la ricerca scientifica e la società con il coinvolgimento dell’Università Politecnica delle Marche e di altri settori.

Mario Sasso, però, non è l’unico antesignano, seppur prestigioso, di questi linguaggi nella nostra Regione, dove, dal 1983 al 1990, si è svolto il Festival di Arte Elettronica di Camerino, una delle prime iniziative internazionali in questo ambito ad essere organizzata in Italia, in contemporanea con festival come Imagina a Montecarlo, Ars Electronica a Linz, Nikograph in Giappone. Nato su iniziativa del Comune in collaborazione con l’Università e la Comunità Montana, il Festival di Camerino ha rappresentato un polo di attrazione internazionale, che ha dato a molti artisti italiani la possibilità di far conoscere le proprie ricerche anche oltreoceano, e di conoscere artisti, tecniche e poetiche già affermati nel mondo, focalizzando l’attenzione sul dibattito relativo all’appartenenza delle immagini numeriche al mondo dell’arte, discutendo di tecnologie e riflessione estetica, produzione e pubblico.

copertina libro

In un momento delle nostre vite in cui dobbiamo sfruttare il presente per studiare, riflettere e così essere pronti a riprogrammare il nostro futuro, credo che la lettura del saggio delle professoresse Silvia Bordini e Francesca Gallo (docenti dell’Università La Sapienza di Roma e studiose di arti elettroniche) All’alba dell’arte digitale. Il festival di Arte Elettronica di Camerino sia un ottimo punto di partenza per approfondire un aspetto poco conosciuto del nostro passato culturale regionale e pensare con speranza al nostro futuro, facendo germogliare ciò che l’eredità culturale ha seminato. 

In questo libro le voci dei protagonisti dell’epoca si intrecciano a quelle delle due curatrici del volume, facendo emergere, tra i tanti spunti e curiosità, l’idea che “arte elettronica” non significhi solo, come recita il primo comunicato stampa, “applicazione dell’elettronica all’arte. Significa che l’elettronica in sé è un’arte” argomento che ancora oggi andrebbe discusso con molti degli artisti che utilizzano questi strumenti. Alcune parole del 1983 del giornalista e docente Enrico Cocuccioni, sono oggi più vere che mai e spero siano di ispirazione per chi ha ancora dubbi su ciò che significa investire in cultura: “Oggi più che mai sono necessarie le idee e le invenzioni dell’arte, senza le quali non sapremmo che farcene di macchine sofisticate e concettuali come i computers”.

Annalisa Filonzi
curatrice indipendente, critica d’arte contemporanea, docente

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