TERRESTRI

TERRESTRI

In questo nuovo scenario disegnato dalla pandemia COVID-19 ci sentiamo sospese ma desiderose di raccontare, come direzione artistica, cosa sia il Festival KA – Nuovo Immaginario Migrante e, soprattutto, cosa sarà in questo complicato 2020.

Terrestri è il tema scelto, diversi mesi fa, per la terza edizione del Festival KA che abita La Mole solo dallo scorso anno. Mai come oggi sentiamo di aver colto una dimensione del reale che se prima intuivamo come necessaria da approfondire, oggi viviamo sulla nostra pelle, nelle nostre case, nelle nostre strade forzatamente deserte.

Abbiamo voluto collocare, fin dalla prima edizione, la riflessione sulle migrazioni all’interno del dibattito contemporaneo sul futuro dell’umanità colta in tutte le sue dimensioni di esperienza e di espressione, e di cui il cinema è sicuramente una delle piu potenti.  Nelle prime due edizioni di KA la questione delle migrazioni contemporanee è stata affrontata con angolazioni molto specifiche: il paradosso per cui ciò che è legale non è necessariamente giusto (e viceversa) nel 2018; il tema della frontiera fisica, legale o psicologica, nel 2019.

Quest’anno avevamo deciso di affrontare il tema migratorio sotto una luce più ampia e complessa. Avevamo deciso di interrogarci non solo sul futuro di noi umani in senso stretto, ma sul futuro di umani e non umani inter-dipendenti e soggetti alle medesime variabili ecologiche in quanto esseri terrestri, condizione di cui le migrazioni sono, in misura sempre maggiore e ben poco riconosciuta, uno degli effetti più immediati, dirompenti e complessi all’interno di un mondo sempre più fuori controllo (1).

Collocare il tema delle migrazioni in una prospettiva che ci riconosca tutti parte di un globo interconnesso significa, per noi, riconoscere che la questione climatica ha fatto emergere in maniera violenta l’inadeguatezza delle categorie analitiche e politiche con cui l’occidente ha costruito la propria relazione col mondo naturale, collocando l’umanità all’interno di ecosistemi passivi e plasmati dal potere creatore dell’uomo. Oggi questo paradigma non regge più e fatichiamo a trovarne uno nuovo che consenta di riconoscerci, uomini e altri viventi, come terrestri, agenti in un ecosistema ai limiti del collasso. 

L’esperienza di queste settimane, di pandemia globale che ci pone a rischio come specie, ci costringe a interrogarci ancora di più sull’insensatezza di un mondo pensato in termini di confini e chiusure, e dimostra invece quanto la mobilità umana possa e debba essere una condizione non più discutibile né governabile in termini securitari e di chiusura. Mai come ora vediamo la necessità di nuove politiche ambientali capaci di salvare il pianeta, unite saldamente a nuove politiche sociali capaci di tutelare la salute di tutti, nessuno escluso, e capaci di garantire a tutti il diritto al movimento, nessuno escluso.

Ka 2020 indagherà con ancora più convinzione la ricerca di questo orizzonte condiviso, che permetta di saldare la riflessione sul diritto degli uomini alla mobilità e alla felicità con quella più ampia che riguarda il rapporto con la natura, con l’atmosfera, con la terra e gli alberi, elementi vivi e agenti in molte cosmogonie non occidentali. Gli esseri non umani (piante, animali, suoli, acqua) non formano una natura esterna alla società, ma fanno parte anch’essi del collettivo che oggi deve affrontare la sfida più grande, quella del mondo che abiteremo in futuro. E le migrazioni contemporanee sono una delle manifestazioni più eclatanti, ma non certo l’unica né l’ultima, di questi nuovi interrogativi a cui dare risposta nei prossimi anni: come e dove andremo a vivere? Su quale Terra? Con chi?

KA 2020 proporrà, non sappiamo più in quale periodo dell’anno anche se avevamo previsto giugno, un percorso di riflessione condivisa, attraverso linguaggi diversi e un approccio interdisciplinare, e provocatoriamente inviterà a riflettere sul nostro essere terrestri tra terrestri, capaci di coltivare radicamenti, e nel contempo desiderosi di vivere senza frontiere perché il nostro ecosistema non le prevede più. 

I viventi, uomini e non uomini, continueranno a muoversi, mescolarsi, radicarsi e sradicarsi, sovrapporsi e intricarsi gli uni agli altri. In un sistema generativo non si cerca l’accordo di tutti i terrestri, si impara a dipendere tra terrestri.  Gli interessi si sommano, si incontrano o si scontrano. I punti di vista si trasformano in punti di vita.
B. Latour “Tracciare la rotta”

(1)  T. H. Eriksen – Fuori controllo. Un’antropologia del cambiamento accelerato

BULLETIN CULTURA
PRESENTE
KA – Nuovo Immaginario Migrante
  • https://www.lamoleancona.it/caminho-dos-gigantes/
    immagine thub
    Cinema Presente

    Caminho dos Gigantes di Alois Di Leo (Brasile, 11:52, 2016)

    Autore: Festival KA - Nuovo Immaginario Migrante

    Il cortometraggio animato brasiliano Caminho dos Gigantes, ci introduce alla magia del cinema d’animazione portandoci all'interno di una comunità tribale con un racconto in cui la potenza della Natura e la finitezza delle risorse naturali sono vissute attraverso armonici gesti di cura e di magia.

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