Una riflessione sul “dopo” di Marcello Smarrelli, Consigliere artistico della Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive di Pesaro

Una riflessione sul “dopo” di Marcello Smarrelli, Consigliere artistico della Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive di Pesaro

La Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive, cosa rappresenta per la città di Pesaro?
Il Centro Arti Visive Pescheria nasce come uno spazio di creazione, quello che tecnicamente nei manuali dei corsi per curatori si definisce con il temine tedesco di Kunsthalle, o Kunsthaus, un edificio nel quale vengono realizzate mostre, conferenze, convegni e workshop. Una Kunsthalle è spesso diretta da un Kunstverein (società artistica) e si riferisce ad una galleria o ad un museo al quale collaborano diversi artisti, modalità ripresa dagli artists space, organizzazioni non-profit, che ebbero origine a Manhattan nel 1972, con uno spazio chiamato proprio Artist Space . La Pescheria, come la chiamiamo tutti confidenzialmente, fu fondata dall’artista Loreno Sguanci, che ne fu anche il primo direttore dal 1996 al 2000 e che, durante il suo mandato, presentò mostre realizzate in stretta collaborazione con gli artisti, ad iniziare dalla personale di Eliseo Mattiacci, con cui si inaugurò l’istituzione pesarese nell’estate del 1996. Una Kunsthalle è simile ad un Kunstmuseum (museo d’arte), pur non essendo equivalenti, infatti se il quest’ultimo ha una sua collezione permanente, una Kunsthalle ne è priva, mentre l’artist space è completamente indipendente e non istituzionale, anche se ormai i confini sono talmente labili da rendere completamente superate queste definizioni.
Questo breve excursus etimologico è solo una premessa per dire che il Centro Arti Visive Pescheria fu un progetto anticipatore, nato dalla visione lungimirante di un artista come luogo di creazione e di produzione d’arte e cultura contemporanea, in linea con le esperienze internazionali più all’avanguardia, sia rispetto alle nuove modalità di creazione e fruizione delle opere d’arte che delle pratiche curatoriali. Una realtà che definirei, ancora oggi, unica sia nelle Marche che al di fuori dei confini della regione.

Come si può tenere vivo l’interesse e sostenere il senso di comunità senza poter accedere a spazi fisici e senza il contatto diretto tra le persone?
Fortunatamente i prodotti culturali realizzati dalla Fondazione Pescheria, a differenza di quelli dell’ex mercato ittico da cui prende il nome, non hanno scadenza. Ovviamente abbiamo dovuto cancellare molti eventi in calendario; non sappiamo bene come e quando riprogrammarli perché, come tutti sanno, non abbiamo ancora previsioni certe sulla riapertura degli spazi museali da parte del Governo. Ma come nel caso di molte altre istituzioni stiamo cercando dei nuovi canali di comunicazione per rimanere in contatto con il nostro pubblico e tentare di dare il nostro piccolo contributo per rendere meno pesante il tempo che si trascorre in casa durante l’isolamento. Per questo abbiamo dato vita ad una iniziativa che ha come titolo un hashtag, #LaCreativitàNonSiFerma, ispirato a un celebre aforisma di Albert Einstein “La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura”. Abbiamo chiesto agli artisti vicini alla Fondazione Pescheria di raccontarci attraverso storie, immagini, video e suoni, come riempiono questo tempo così speciale, cosa stanno creando in questi giorni strani ed eccezionali, per condividerlo con i tanti amici che ci seguono sulle pagine Instagram e Facebook prendendo come punto di partenza proprio la figura emblematica di Eliseo Mattiacci. Ma non voglio aggiungere altro, sperando di solleticare la curiosità dei lettori e indurli a seguirci sui nostri social.

Come vede il futuro prossimo? La cultura, il suo pubblico e le sue porte d’accesso cambieranno o sarà più forte il desiderio di ripristinare quanto perduto?
Questa domanda rivolta ad uno storico dell’arte risulta un po’ complicata perché potrebbe prevedere molto studio e molto ragionamento prima di arrivare a formulare una risposta minimamente sensata.
L’influenza spagnola, che dilagò tra il 1918 e il 1920, uccise decine di milioni di persone nel mondo, tra cui artisti e intellettuali del calibro di Egon Schiele e Guillaume Apollinaire. L’altissimo livello di letalità le valse la definizione di “più grave forma di pandemia dell’umanità”, avendo causato più vittime della terribile peste nera del XIV secolo. Ma già prima del ’20 le grandi rivoluzioni artistiche erano state avviate con le Avanguardie e se penso alle epidemie di peste del XVI secolo, la cosa che mi viene subito in mente è il cantiere grandioso della chiesa votiva di Santa Maria della Salute di Baldassarre Longhena a Venezia, ma anche le rutilanti tele di Luca Giordano.
Ho come l’impressione che all’improvviso il mondo abbia preso nuova coscienza del fatto che la morte esiste e che in certi momenti della storia è difficile relegarla nei luoghi deputati, come le camere mortuarie e i cimiteri. In definitiva, non so dire se le cose cambieranno e, semmai, cosa cambierà. In una visione storica a volo d’uccello mi pare che poco o niente sia mutato a seguito delle grandi epidemie appena ricordate. Certamente le conseguenze economiche saranno serissime e probabilmente avremo ancora meno soldi da destinare e investire nella cultura.
Ma in cuor mio spero vivamente che tutto cambi, anche solo per la curiosità di vedere cosa succederà dopo.

‘Felici i tempi in cui puoi provare i sentimenti che vuoi, e ti è lecito dire i sentimenti che provi.’
Publio Cornelio Tacito

Marcello Smarrelli, Consigliere artistico della Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive di Pesaro

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