Il progetto si inserisce all'interno della ricerca promossa dalla Società Essoterica di Illusionismo Critico (ESCI), che affronta cause ed effetti della società digitale contemporanea indagando la relazione tra magia e pensiero critico e promuovendo l’illusionismo come l'arte marziale del dubbio e come forma di conoscenza più adatta per navigare nella post-verità. Il collettivo ATIsuffix abiterà lo spazio della Mole e il contesto circostante in un'indagine sperimentale di pratiche attenzionali sul rimosso, sul non visto e sull’invisibile.

La Mole di Ancona è costruita secondo un doppio meccanismo creato per dissociare il binomio vedere-essere visto sia nel rapporto città-edificio sia all’interno dell’edificio stesso. La sua forma e la sua posizione rispetto alla città ricalcano i principi disciplinari caratteristici di quelle strutture che, nate alle porte della città, hanno generato luoghi di internamento che, emersi in ragione della lebbra, rimarranno nei secoli successivi alla sua scomparsa segnando lo spazio della malattia, della follia e disegnando la meccanica della sua esclusione. La particolarità del lazzaretto è appunto quella di isolare e separare, cioè di recidere il contatto con la città sana e produttiva. Il lazzaretto nasce quindi come luogo di sottrazione dalla vista della malattia, di ciò che non doveva essere visto.
La Mole costruita dal Vanvitelli è infatti edificata su un’isola artificiale di forma pentagonale ed è inoltre dotata di un panopticon interno: nell’anello periferico si è osservati senza mai vedere, nella torre centrale al contrario, si vede tutto, senza mai essere visti.
Questo doppio livello di ragionamento sul visibile fa della Mole una perfetta macchina disciplinare, nonché una perfetta rappresentazione della misdirection urbana: nella sua maestosità fortificata questa gabbia crudele e sapiente occulta e distrae l’occhio da ciò che non vogliamo venga visto. Nella sua natura architettonica fortificata e possente, è unità di misura di visibilità massima ma di invisibilità totale.
La Mole di Ancona racconta infatti un’intricata relazione percettiva.
Mole come unità di misura del grande, ma anche come misura della scala micro invisibile ad occhio nudo. Da mol a Mole si coprono tutte le scale e tutto lo spettro del percepibile.
A partire quindi dal luogo per eccellenza della cura e dell’occultamento della malattia attraverso l’isolamento, dal 24 al 30 settembre il collettivo avvierà un laboratorio di indagine sperimentale di pratiche attenzionali sul rimosso, sul non visto e sull’invisibile. Una riflessione attuale su come il potere disciplinare governa e organizza i parametri e i limiti dei pensieri e delle pratiche a partire da un laboratorio attentivo interscalare sulla città.

Il progetto è un’indagine performativa sulla città in forma di laboratorio. Alcuni dei momenti di ricerca sono aperti al pubblico e chi vorrà potrà partecipare, contribuire e esplorare con il collettivo.

Mostra

Giovedì – 24.09.2020 / Giovedì – 1.10.2020 @ Sala Boxe Omero / La Corte / OSB

Residenza e esplorazioni

Tutti i giorni:
h. 10:00 – 13:00 esplorazione – movimento centrifugo dalla statua di San Rocco verso la città
h. 15:00 – 20:00 studio e ricerca – laboratorio è stanziale all’interno del cortile della Mole

Per partecipare: nilsinemagia@gmail.com

DETTAGLIO MOSTRA

Programma

Domenica - 27.09.2020h. 10:00 @ Corte della Mole Vanvitelliana - EVENTO

Esplorazione urbana e pratiche di inciampo nell'invisibile

Lavoro intorno alla statua di san Rocco.

Per informazioni nilsinemagia@gmail.com

DETTAGLIO EVENTO
Mercoledì - 30.09.2020h. 18:00 @ Sala Boxe Omero - EVENTO

Talk e restituzione installativa diffusa

Porte aperte del laboratorio attenzionale sull’architettura della Mole Vanvitelliana e sulla complessa relazione percettiva posta in essere nell’edificio stesso; una indagine sperimentale sulla macchina disciplinare della Mole e sul sistema articolato di percezioni ottiche da essa generato.

A conclusione di una settimana di esplorazione il laboratorio si apre al pubblico per condividere i risultati parziali della ricerca invitando i presenti ad esperire la Mole come luogo esemplare di disciplina ottica attraverso un sistema di installazioni diffuse ed interattive.

h. 18:00 presentazione del progetto
h. 18:30 apertura installazione diffusa

DETTAGLIO EVENTO
ARTISTA
Intervista in Controluce ATIsuffix

ATIsuffix_ESCI

Tra Mol e Mole è un progetto ATI suffix promosso da Natalia Agati, Aura Ghezzi, Matteo Locci, Marta Olivieri, Francesco Restuccia, Maria Rocco, Panagiotis Samasarelos, Emanuele Caporrella.
ATI suffix è un collettivo di architetti, artisti, filosofi e ricercatori con base a Roma, il cui lavoro intreccia architettura e arte relazionale.
I progetti sono accomunati da un bisogno di provocare, sperimentare nuove forme di interazione tra storia sociale e spazi urbani, tra abitanti e città, attivando dispositivi spaziali e processi di co-ideazione che interroghino i limiti del processo di creazione architettonica.
All’interno di una ricerca eterogenea sulla città e sulla dimensione urbana, attivano performance, azioni, installazioni e laboratori dalla spiccata attitudine relazionale, effimera, interattiva, ludica e dissacrate. Concepiscono il loro coinvolgimento come attori contaminanti e contaminati di processi co-creati aperti e co-diretti dalle circostanze, dai contesti, dalle persone e dalle comunità incontrate, spingendo la loro ricerca come cavallo di Troia per decodificare, provocare e rompere le convenzioni e operando come fattore di squilibrio.
La specificità e la concretezza del loro intervento urbano risiede nell’ eterodossia e nell’imprevedibilità: dal decoro all’indecenza, lavorando nel tessuto immaginativo per contrastare la professionalità imperante verso una forma di attivismo indisciplinato impegnato a partecipare nel divenire della città. Alla base della ricerca del collettivo c’è l’ascolto e l’attenzione per contributi dati da ciascun attore che partecipa alla costruzione della città.

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